Internet era - è? - una promessa. Quando ha iniziato a diffondersi il World Wide Web in Italia (diciamo il 1994?), Isaac Asimov era morto da due anni, ma in quel germe di quello che è adesso la “rete delle reti” vedevo qualcosa dell’aspetto visionario dell’autore padre della fantascienza: “Chissà come si divertivano” e “L’ultima domanda”.

Nel primo di questi due racconti - che sono da leggere - si narra di un bambino che trova un libro e si domanda a che cosa serve, visto che ci sono i videoterminali per la lettura. Scopre che in passato i bambini andavano a scuola insieme in edifici appositi e usavano quegli strumenti per imparare, invece dei videoterminali.

Nel secondo - l’ultima domanda - si parla di una rete “di conoscenza” (una specie di wikipedia ante litteram) alla quale gli scienziati possono chiedere qualsiasi cosa di scientifico, per ottenere risposta. Senza spoilerare questo racconto, posso dire che quella rete di conoscenza tende a diventare autonoma, “imprevedibile” e - forse anche autocosciente.

Se vogliamo leggere da questi racconti alcuni temi dell’internet di oggi (e chi vuole può tirare fuori da qualsiasi testo qualsiasi cosa) possiamo vedere il problema dell’isolamento davanti allo schermo (i bambini che imparano da soli e non insieme agli altri), del fatto che gli uomini alla fine “dipendono” dalla rete, rendendo questa rete un golem a cui l’uomo da vita ma che poi, presa la vita, si sviluppa in modo autonomo.

C’è però una costante in entrambe i racconti: la forte “solidità” scientifica dei contenuti dei computer / robot (almeno negli anni dei primi racconti e dei primi romanzi, tralasciamo gli anni ‘80, se riuscirò dovrò rileggermi un po’ tutti i libri di Asimov - se mi basta una vita).

La cosa che stupisce - o forse no, a dire il vero - è che Internet oggi non è utilizzato, consciamento e inconsciamente, soprattutto per la “conoscienza scientifica” o per reperire dati per fare analisi e prendere decisioni sulla nostra vita o nel nostro lavoro, ma per confermare i nostri bias.

Questo comporta che molta della comunicazione presente sull’Internet in realtà sia creata apporta per creare o sfruttare questi bias. Questo blog appena nato vorrebbe analizzare questi bias, conscio - forse - di esserne vittima esso stesso.